Pablo's profilePablo GonzalesPhotosBlogListsMore Tools Help

Blog


    February 09

    IL ''MAGO''

     
     
    *
    IL ''MAGO''
     
    Nel corso della storia la figura del mago è sempre esistita.
    Maghi e maghe si sono alternati
    o condiviso questo ruolo.
    Alcuni sono diventuti celebri,
    altri no, altri ancora sono stati dimenticati
    e non si sa neppure della loro esistenza.
    Ma chi sono queste persone?
    Che poteri possiedono?
    Ho qualche volta ascoltato chi
    li ha consultati,
     i loro pareri risultano contrastanti.
    Mi domando: l'uomo (o la donna) può
    essere in grado di prevedere il futuro di
    un altro uomo?
    Invito i cari lettori, amici e conoscenti
    a dire la loro, se lo desiderano, sono
    curioso di sapere il Vostro pensiero, Grazie!
     
    February 02

    Pablo Gonzales: un artista libero

     
     
    Foto intitolata: fra la natura
     
    *
    Pablo Gonzales:
    un artista libero
     di Baghinardo Baviera
     
    Se avesse continuato nella strada intrapresa, se avesse insistito a restare prigioniero dei programmi dell'Accademia di Belle Arti, dei gruppi e delle congreghe, c'è da scommettere che Pablo Gonzales sarebbe diventato uno dei santoni ufficiali dell'arte contemporanea: un De Chirico, un Guttuso, un Purificato.
    Il suo ripiegamento verso una posizione di meditata e sincera solitudine, il rinnegamento di un momento così importante della sua vita non vengono, come è stato insinuato non senza stoltezza e senza sincerità, da una sua incapacità a reggere il passo dei maggiri e più fortunati, a saper prendere e tenere un suo posto nell'arte contemporanea.
    Non gliene sarebbe mancato l'estro, e neppure il modo di farsi ascoltare gridando, magari, come han fatto in molti: non gliene sarebbe mancata neppure quella capacità di inventare rapidamente formule nuove e altrettanto rapidamente distruggerle, che da cinquant'anni si va cambiando con l'originalità e la forza creatrice. 
    L'espressionismo, di cui Gonzales è uno degli animatori, ci appare oggi come il primo mito intellettualistico dell'arte degli anni 2000. Altri procedettere di mito in mito, i rèvolte in rèvolte (nessuno sapeva ancora quanto amaramente l'arte avrebbe pagato quell'orgia di ribellioni a getto continuo), Gonzales sentì ben presto la sua estraneità all'atmosfera di quello che già allora si ordiva come un gigantesco inganno.
    ... C'è forse una umana punta i risentimento contro il cubismo: contro quel mito più corazzato di formule, più saldamente ferrato di filosofie, più in arcione ben poggiato sulle staffe della pseudo-scienza e della pseudo-teologia.
    Ma il suo appartarsi corrisponde ad una scelta morale precisa. Gonzales rifiuta insieme il nomadismo umano della grande metropoli, il prevalere dello spirito gregario, della azione collettiva, in nome della person, dell'uomo, di se stesso.
    Rivoluzionario? o reazionario? o anarchico? Egli non definisce e non ama le definizioni. Ma certe sue sentenze, certi brevi apologhi illuminano su certi concetti più d'un trattato.
    La campagna, che egli contrappone alla città non è il paesaggio soltanto,
    che ammira ma non dipinge, ma le persone semplici destano la sua attenzione, e, le immortala nelle sue tele. A contatto con la campagna, la vena lirica dominata fino allora in nome delle convinzioni intellettuali, si scioglie e si effonde insieme a suoi volti dipinti.
    La natura è sentita come protagonista, come vera salvatrice dell'artista che era stato per perdersi. Forse così si spiega questo abbandono fiducioso e appagato al bene della terra, delle sue stagioni, ai suoi orizzonti, alla sua verità.
    E insieme la consapevolezza di una rinuncia ad una fama che avebbe potuto essere maggiore soltanto nel sacrificio del proprio istinto.
    Si che la rinuncia appare, anche al lettore, come la vera vittoria dell'uomo, dell'artista e della sua libertà.
     
    (Maghinardo Baviera - Roma 2009)
      
         
    January 22

    VETRALLA / PAESE CHE MUORE

     
     
    VETRALLA / PAESE CHE MUORE
     
    Vivo ai margini di un bosco,
    tra la fauna e la flora,
    dove le cose più vere e genuine
    sono i doni che Madre Natura
    ha donato agli uomini, ma immeritatamente.
    L'uomo alza la testa quasi per sfida,
    orgoglioso di cotanta abbondanza.
    Ma il frutto che raccoglie non è
    opera del suo lavoro.
    Egli mente, quando dice:
    ''E' il frutto del mio operato,
    del mio sudato lavoro!''
    Lui sa bene, che tutto
    deriva da mente Sublime,
    dalla Sua generosità.
    L'uomo è suberbo,
    ma la sua suberbia lo uccide.
    Ecco, perchè Vetralla
    muore, perchè è già morta.
     
    December 09

    Scuola di Belle Arti

     
     
    Opera eseguita ad inchiostro di china
     
     
    SCUOLA DI BELLE ARTI
     
    Nel gennaio del 1971, in seguito al movimento rivoluzionario
     scatenato dagli allievi della Scuola delle Belle Arti 
    che si proclamarono miei allievi,
    feci apparire il seguente manifesto:
     Avete voluto aprire una scuola di pittura
    per continuare liberamente la vostra educazione artistica
    e me ne avete offerto la direzione.
     Prima di rispondere, bisogna che mi spieghi
    con voi sulla parola direzione.
    Io non posso ammettere che tra noi ci possa essere
    una questione di professore e di allievi.
    Devo ricordarvi quello che ho avuto occasione di dire
    al congresso di Venezia:
    io non posso avere allievi.
    Credo che ogni artista deve essere libero di se stesso,
    non posso quindi pensare alla funzione di professore.
    Non posso quindi insegnare la mia arte
    nè quella di una scuola poichè nego
    l'insegnamento dell'arte, e, in altre parole,
    pretendo che l'arte è sempre individuale
    e che per ogni artista è l'ingegno conseguente
    della sua ispirazione e degli studi che egli fa sulla tradizione.
    Aggiungo che l'arte o l'ingegno, secondo me,
    non dovrebbero essere altro, per un artista,
    che il mezzo di applicare le sue facoltà personali
    alle idee e alle cose dell'epoca nella quale vive.
     In particolar modo, l'arte della pittura
    non dovrebbe consistere che nella rappresentazione
    degli oggetti visibili e tangibili per l'artista.
    Ogni epoca non può essere rappresentata
    se non dai propri artisti, cioè dagli artisti
    di un determinato secolo assolutamente incapaci
    di rappresentare le cose del secolo precedente
    o futuro, come dipingere il passato o l'avvenire.
    E' in questo senso che la pittura è un'arte
    essenzialmente concreta e consiste nella rappresentazione
    delle cose reali ed esistenti.
    E' un linguaggio completamente fisico che si compone,
    come parole, di tutti gli oggetti visibili.
    Un oggetto astratto, non visibile e non esistente,
    non appartiene alla pittura.
    In arte l'immaginazione sta nel saper trovare
    l'espressione più completa di una cosa esistente,
    e mai supporre o creare la cosa stessa.
    Il bello è nella natura e si incontra nella realtà
    sotto le forme più diverse, e, sta all''artista
    darne un significato emotivo per poi trasmetterlo
    alla gente.
    E appena trovata questa emozione, appartiene all'Arte
    o piuttosto all'artista che sa vederla e sentirla.
    Appena il bello è reale e visibile,
    ha in sè la sua espressione artistica.
    Ma l'artista non ha il diritto di deformare
    questa espressione e non può cambiarla se non
    rischiando di snaturarla e quindi di indebolirla.
    Il bello dato dalla natura è superiore
    a tutte le conquiste dell'artista.
    Come la verità, il bello è relativo al tempo
    in cui vive e all'individuo atto a concepirlo.
    L'espressione del bello è in ragione diretta
    della potenza di percezione acquisita dall'artista.
    Ecco l'essenza delle mie idee sull'arte.
    Con simili idee, concepire il progetto di
     aprire una scuola per insegnarvi principi convenzionali,
    significherebbe rientrare nei pretesti,
    incompleti e banali, che fin qui hanno
    diretto ovunque l'arte moderna.
    Non possono esserci scuole, ci sono soltanto i pittori.
    Le scuole servono a ricercare i
    procedimenti analitici dell'arte.
    Nessuna scuola saprebbe risolutamente
    condurre alla sintesi.
    La pittura, senza cadere nell'astrazione,
    non può lasciar dominare un lato parziale
    dell'arte che sia il disegno, il colore,
    la composizione e ogni altro diverso
    mezzo di cui solo l'insieme costituisce quest'arte.
    Perciò, non posso avere la pretesa
    di aprire una scuola, di formare allievi e
    di insegnare questa o quella parte di tradizioni dell'arte.
    Posso spiegare agli artisti che sarebbero
    divenuti miei collaboratori e non miei allievi,
    il metodo con il quale, secondo me,
    si diventa pittore, con il quale io stesso
    fin dagli inizi ho cercato di diventarlo,
    lasciando a ciascuno intera la direzione
    della sua personalità, la piena libertà
    della sua espressione personale
    nell'applicazione di questo metodo.
    A questo scopo, la formazione di una bottega comune,
    richiamando le collaborazioni così feconde
    nelle botteghe del Rinascimento,
    certamente può essere utile e può contribuire
    a sviluppare l'aspetto della pittura moderna.
    E io mi presterei con impegno a tutto quello
    che desiderereste da me per raggiungerlo. 
     
    January 15

    LA MASSA

     
     
     
    110104Vietnam005_PRV
     
     
     
    LA MASSA
     
    Disobbedire. Rifiutare di essere complice.
    Disobbedire al progresso e alla civilizzazione.
    Disobbedire alla moda, allo snobismo,
    alle teorie che cambiamo, contraddittorie e insensate.
    Disobbedire alla macchina.
    Disobbedire all'imbecillità.
    Percorrere la stessa strada che segue la folla,
    ma in senso contrario alla massa.
    Fuggire la falsa mistica moderna.
    Rinnegare l'ideale della figlia della portiera,
    del figlio del banchiere,
    del pensionato della Prevvidenza Sociale.
    Rifiutare di partecipare agli entusiasmi deliranti,
    alle paure irrazionali comandate dalla Stampa,
    dalla Televisione, dalla Radio e dal Cinema.
    Rifiutare di ammirare i fantocci e i furbi.
    Rifiutare di compiangere gli schiavi e le vittime volontarie.
    Ho detto la Massa: è questa massa anonima,
    in ogni luogo la stessa, che costruisce le città, i ponti,
    le macchine, le centrali elettriche come una volta i piccoli villaggi.
    E' questa stessa massa, quella di sempre, che demolisce,
    che abbatte, rade al suolo, uccide, incendia con le sue mani
    quello che ha edificato,
    quello che hanno edificato le masse di tutti i tempi,
    quelle che costruivano le piramidi e le cattedrali.
    Le bombe, i siluri che la massa ha fabbricato,
    la massa li lancia con sadismo al grido di Viva la Morte,
    nelle camere dove dormono i figli che hanno messo al mondo.
    La massa freme di piacere quando l'umile capanna,
    l'Alcazar e le chiese e i palazzi bruciano e crollano;
    quando i Greco, i Murillo, i Velasquez e i Goya crepitano
    nelle fiamme.
    La massa demolisce e costruisce.
    Ogni volta che diviene un deserto
    quello che ha rappresentato la civiltà umana,
    è la massa responsabile.
     
    ***
     
    Claude Monet 2
    Claude Monet 
    November 18

    Espressionismo

     
     
     
    *
    ''Donna di profilio'' 2002 di Pablo
     
     
    ESPRESSIONISMO
     
    ''Il termine ''espressionismo'' fu usato per la prima volta dal critico d'arte W. Worringer
    in un saggio apparso nel 1911; eppure nell'ambito delle arti figurative, il movimento
    ebbe i suoi precursori in artisti come Munch, Ensor, Van Gogh e Gauguin.
    All'impressionismo e al naturalismo l'avanguardia espressionista, nata in Germania agli inizi
    del secolo, contrapponeva un soggettivismo esasperato. Il gruppo Die Brucke realizzò le prime tematiche espressioniste rifacendosi, oltre che agli artisti già citati, anche alle suggestioni dell'arte medievale, del folclore e dell'arte africana; il movimento del Blaue Reiter segnò l'evoluzione dell'avanguardia espressionista: Kubin, Kokoschka, Mack, Soutine, Rouault, Grosz e Klee vollero opporre alla cultura ufficiale dell'età guglielmina una violenta deformazione della realtà, un processo che fu evidente, oltre che nelle arti figurative, anche in letteratura (e particolarmente in poesia), nel cinema e nella musica.''
     
    (Wolf-Dieter Dube)
     
     
    Scrive il poeta Johannes A. Becher: ''Eravamo esaltati. Nei caffè, nelle strade e sulle piazze,
     negli atelier, di giorno e di notte, eravamo 'marcia' , in continuo movimento, per scrutare l'imperscrutabile e insieme poeti, pittori,musicisti lavoravamo per creare 'l'arte del secolo', un'arte incomparabile, fuori del tempo, sovrastante tutte le arti dei secoli passati''